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Mercoledì 20 Luglio 2011 07:53

Editoriale del Sindaco

Carissimi concittadini/e

Luglio 2011 festa di Sant'Anna, con la tradizionale Fiera e il suo Palio. In un momento di festa ho pensato di proporvi Qohelet o l'Ecclesiaste, per una riflessione sulla bellezza della vita.

"Dolce è la luce e bello è per gli occhi vedere il sole. Anche se l'uomo vive molti anni, se li goda tutti, e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti: tutto ciò che accade è vanità. Godi, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù. Segui pure le vie del tuo cuore e i desideri dei tuoi occhi. Sappi però che su tutto questo Dio ti convocherà in giudizio. Caccia la malinconia dal tuo cuore, allontana dal tuo corpo il dolore, perché la giovinezza e i capelli neri sono un soffio" (Qoèlet, 11, 7-10).

Il brano che ho scelto è relativo al senso della vita. Il libro più originale e scandaloso di tutti i tempi è senza dubbio questo, scritto nella seconda metà del terzo secolo a.C. Si tratta di uno dei libri sapienziali dell'Antico Testamento, pieno di riflessioni di vario genere, sul denaro, sulla ricchezza, sull'amicizia, sul bene, sul male, sul governo e così via. Questo libro presenta le riflessioni di un sapiente sulle contraddizioni della vita. Qohelet si chiede che senso ha vivere bene, in maniera onesta, responsabile e rispettando le regole, se tanto a un certo punto dovrà morire come "lo stolto", cioè come l'ultimo dei cretini che non ha mai riflettuto su se stesso, magari non ha mai rispettato neanche le regole più elementari di un comune vivere civile, e non gli è mai fregato né di praticare il bene, né delle necessità del prossimo. L'autore parla spesso in prima persona, raccon- tando quel che gli è accaduto e quel che ha pensato, come in una specie di testamento che riassume la sua esperienza personale. Ha costatato l'inutilità degli sforzi umani, la difficoltà di capire il senso della vita, l'insufficienza della sapienza tradizionale di fronte ai problemi dell'ingiustizia, del futuro, della morte. Spesso polemizza con molta libertà contro le idee correnti dei saggi. Non gli bastano i tradizionali consigli per vivere bene l'esistenza quotidiana: egli sembra cercare il senso globale della vita, allo scopo di scoprire quale sia il compito dell'individuo di fronte al suo destino. Ma tutto questo gli sfugge. La conclusione è che l'uomo deve riconoscere umilmente il suo posto nel mondo e di fronte l'Eterno, accogliendo quel che di buono la vita gli offre come un dono nel momento presente. Con questa modesta conclusione, il libro mostra i limiti della sapienza umana: "la sola ragione trova di fronte a sé un vuoto che non sa riempire". Questo vuoto può essere colmato riconoscendo gli interventi del Creatore nella storia.

Il romanziere israeliano David Grossman ricordando il figlio Uri caduto in Libano pronunciò queste parole: "Uri, con la sua totale onestà e il suo assumersi la responsabilità per tutto quello che gli succedeva intorno. Uri, sempre in "prima fila", su cui poter contare. Uri, con la sua profonda sensibilità verso ogni sofferenza, ogni torto. E capace di compassione. Era un ragazzo con dei valori, parola molto logorata e schernita negli ultimi anni. Nel nostro mondo a pezzi e crudele e cinico, non è "tosto" avere dei valori. O essere umani. O sensibili al malessere del prossimo, anche se quel prossimo è il tuo nemico sul campo di battaglia. Ma io ho imparato da Uri che si può e si deve essere sia l'uno che l'altro. Che dobbiamo difendere noi stessi e la nostra anima. Insistere a preservarla dalla tentazione della forza e da pensieri semplicistici, dalla deturpazione del cinismo, dalla volgarità del cuore e dal disprezzo degli altri, che sono la vera, grande maledizione di chi vive in una area di tragedia come la nostra". Ecco, questa è la veste che ci deve contraddistinguere: assumerci la responsabilità di osare; essere irreprensibili e responsabili, nella solidale condivisione; sensibili verso ogni sofferenza o torto; sensibili al malessere del prossimo; capaci di comprensione, meglio, capaci di amare; avere dei valori ed esercitarli. In una parola, essere umani! Poiché l'uomo è eco di un eterno, poniamo in atto una controtendenza. La nostra azione sia un campanello di allarme, ma anche di possibilità. Diventi "parola" di un discorso che è di vita, un discorso sociale, di ripresa, di condivisione, che unisce e crea il gusto di vivere insieme. Cerchiamo di gettare un ponte per formare le classi dirigenti e orientare l'opinione pubblica, perché ogni volta che si è proiettato un ponte verso la società i cittadini l'hanno attraversato con entusiasmo. All'uomo è affidato il gravoso compito di comprendere il senso della vita, cosa che è "vanità e un inseguire il vento", cioè impossibile da realizzare. Ma serve per comprendere il cammino dell' umanità e percepire cos'è la speranza.

A tutti, tanti auguri di una serena estate.

Roberto Berveglieri

Sindaco

Ultima modifica Mercoledì 20 Luglio 2011 18:19
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