Mercoledì 20 Luglio 2011 08:06

I VOLTI DEL TIBET

La mostra "VOLTI DEL TIBET FOTOGRAFATI DA UN VIAGGIATORE" si inserisce nel filone tradizionale dei grandi reportage documentaristici in paesi lontani che sempre più raramente, purtroppo, ci è consentito di poter seguire attraverso riprese filmate, proiezioni, esposizioni, riviste o libri. In questo caso l?autore, Alberto Rossi, ha voluto esprimersi attraverso le due tecniche espressive: il filmato e la fotografia mettendo a disposizione, nello specifico, il secondo prodotto.

Si tratta di una mostra sicuramente interessante con un tema a prima vista semplice, quello del ritratto, affrontato congrande spontaneità, andando sempre alla ricerc a di una testimonianza possibilmente condivisa più che rubata. Molti grandi fotografi si sono cimentati in passato in questa tecnica. Se facciamo un bel passo indietro nel tempo dopo che Talbot nel 1839 rese nota la possibilità di trarre infinite copie da un'immagine negativa di un soggetto trasformandola in un positivo del tutto uguale al reale, miriadi di pittori-ritrattisti, gli unici fino a quel momento in grado di riprodurre sopra un supporto (tela) attraverso il dipinto, il viso o la figura intera di una persona, dovettero inventarsi fotografi-ritrattisti per non morire di fame.

Sul retro di molte fotografie di metà ottocento stampate su cartoncino di vari formati è possibile ritrovare la dicitura: "artista-pittore-fotografo" assieme al nome dello studio ed all'indirizzo. La necessità di allargare il giro dei clienti e di soddisfare le richieste provenienti anche dalla media borghesia, portò diversi fotografi a diventare itineranti, spostandosi di paese in paese, di via in via come gli ambulanti, con la loro imponente, a quel tempo, ed ingombrante attrezzatura. Sarà nel periodo subito dopo la prima guerra mondiale grazie ad Oscar Barnak, con l'invenzione del formato Leica, che la fotografia documentaristica e ritrattistica potrà spiccare il volo grazie a questi piccoli apparecchi, praticamente quasi tascabili, dalla straordinaria robustezza e qualità ottica in grado di essere facilmente trasportati ovunque. Un nome su tutti dobbiamo ricordare: Henry Cartier-Bresson che seppe cogliere tanti "attimi decisivi" in diversi paesi del mondo spianando la strada di fatto al moderno foto-giornalismo.

Alberto Rossi è una persona normalissima, con la passione per la fotografia e per i viaggi. Cosa spinga un tranquillissimo impiegato tutto casa, lavoro e famiglia a trascorrere le sue ferie facendo migliaia di chilometri in paesi lontani per cercare di conoscere realtà diverse dalla nostra e poi documentarle per farle vedere agli altri, io non ve lo so dire. Egli appartiene, come ha spiegato bene il grande Ambrogio Fogar, a quella schiera di persone animate dal cosiddetto "FATTORE ULISSE": un desiderio inarrestabile di partire, di varcare la linea dell'orizzonte alla ricerca di nuovi mondi, di nuova gente, di un'altra umanità misteriosa, di quell'ignoto che abbiamo dentro senza peraltro riuscire a scoprirlo se non attraverso lo sguardo ed il volto di persone sconosciute. Un'ultima annotazione per coloro che hanno poca considerazione nei riguardi di questa branca della fotografia, ritenendola una semplice espressione amatoriale nella quale chiunque si può cimentare. Niente di più errato. Qualsiasi viaggio, soprattutto come in questo caso nel Tibet, presenta una serie di difficoltà non comuni. Fuso orario, trasporto, attrezzatura, clima, permessi e limitazioni varie, lingua, cibo contribuiscono a rendere complicata la quotidianità. Occorre documentarsi, studiare, capire la mentalità e la spiritualità di un popolo come quello tibetano, soggetto da anni ad una occupazione militare che cerca senza peraltro riuscirci, di limitarne la libertà di espressione, di cancellarne tradizioni e cultura millenarie. Penso che Alberto Rossi con queste fotografie abbia voluto regalarci una parte delle emozioni vissute attraverso scatti rappresentativi dell?anima di questa gente semplice e mite armata di una grande pazienza e, assieme, di una altrettanto grande saggezza che l?avvento del cosiddetto "progresso" non è ancora riuscito a cancellare.

Ultima modifica Mercoledì 20 Luglio 2011 18:58