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Vista
della golena "Bonello",
ripresa da ll'Argine Maestro
(Archivio Comunale di Gaiba)
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Interno
dell'Oratorio dedicato a S. Carlo
Borromeo al Bonello (Archivio Comunale
di Gaiba)
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Altare
ligneo dorato e policromato della
Chiesa di S. Tommaso d'Aquino alle
Tommaselle. Scuola Ferrarese del
1500.
(Archivio Comunale di Gaiba)
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Oratorio
Sarti alle Tommaselle.
(Archivio Comunale di Gaiba)
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IL
BONELLO
La rotta di Ficarolo, creando il nuovo
corso del Po che fu chiamato Po di Venezia,
passando attraverso nuove terre geologicamente
più giovani, formò nuove
isole, la più importante delle
quali nella nostra zona è Bonello
oggi unita alla terra ferma. Fin dalla
sua formazione Bonello fu presa sotto
il controllo del villaggio di Ravalle,
situato sulla riva opposta del Po, il
quale ne sfruttava il terreno particolarmente
fertile grazie al limo naturale depositato
dal fiume nelle due piene annuali. Il
nome di Bonello resta di difficile attribuzione
etimologica. Lo studioso ficarolese Ravelli
ne fa risalire l'origine alla presenza
in loco di rivenditori di pesci detti
Bolonae, mentre altre testimonianze ne
rimandano l'etimo allo stabilirsi di famiglie
di coloni di origine bolognese. Molto
più semplicemente, è probabile
che Bonello sia un nome derivato dalla
radice latina Bon - e da Liticus, "terreno",
che in questo caso stava ad indicare la
particolare condizione di fertilità
dell'isola rispetto alla insalubrità
delle zone circostanti. All'inizio del
1600, Bonello era un'isola popolata e
bonificata, dipendente dalla parrocchia
di Ravalle, ma in lento avvicinamento
alla riva sinistra del Po ( e di conseguenza
in allontanamento progressivo dalla riva
destra).
Nel 1650 circa, in seguito alle continue
richieste da parte degli abitanti per
ottenere la cura di un parroco residente
sull'isola(perché durante i periodi
di piena si trovava anche per mesi privati
delle funzioni religiose), il Vescovo
di Ferrara Cardinale Magalotti, autorizzò
l'edificazione dell'Oratorio dedicato
a San Carlo Borromeo. Questa chiesetta
fu costruita sopra un piccolo terreno
offerto da un possidente locale, Bartolomeo
Tosi, era provvista di campanile a tetto
scoperto e dotata di una casa per il curato,
un cappellano residente. Accanto all'Oratorio
fu creato successivamente un piccolo cimitero.
Nel 1800 l'opera dell'uomo accelerò
la natura e grazie a grandiosi lavori
di bonifica l'isola fu legata definitivamente
alla terraferma. Attualmente Bonello divenuta
a tutti gli effetti "golena"
- intendendo con il termine un terreno
compreso entro gli argini del fiume, invaso
dalle acque nei periodi di piena - è
per la maggior parte della sua estensione
sotto la giurisdizione di Gaiba, la restante
parte è sotto quella di Stienta.
Durante la prima metà del XV sec.
Il territorio altopolesano fu, purtroppo,
teatro di aspre battaglie tra le famiglie
dei Gonzaga, degli Estensi e di Venezia,
in continua lotta tra loro. Le guerre
sviluppatesi non risparmiarono alla nostra
terra le umiliazioni più profonde,
sia a livello politico (passando prima
sotto i Gonzaga, poi sotto Venezia e nel
1438 ancora sotto gli Estensi) che economico,
in quanto per fermare le truppe nemiche
gli eserciti in lotta ricorsero persino
al taglio degli argini dell'Adige (rotta
di Castagnaro del 1438) e alla Malopera.
Alla fine 1400 gli Estensi cercarono di
rendere più stabile il loro dominio
sulla transpadana, sia dal punto di vista
economico che militare, iniziando una
campagna di infeudazione di molti territori,
attraverso l'investitura terriera nei
confronti di famiglie di noblie stirpe
dell'entourage estense. Furono investiti
i nobili Vegri di vasti territori in Ficarolo
( e il loro casato resta testimoniato
dal toponimo di Via Vegri), i Sarti alle
Tommaselle, e i Surchi nel territorio
che prese il nome Surchio, i Seracco e
quindi i Fiaschi nella vasta area sulle
quale, in seguito, sorse l'omonima villa,
ora Stampanoni. Il territorio dei Conti
Fiaschi si estendeva fino all'argine maestro
del Po, in confine alle Caselle. Queste
famiglie nobili, marchesi e conti avevano
il compito di "sfamare" le truppe
stabili disposte nelle varie roccaforti,
teste di ponte militari, messe a guardia
per garantire la sicurezza del territorio
transpadano, sempre desiderato dai veneziani.
Il gravoso compito alimentare richiese
perciò un cospicuo utilizzo di
manodopera agricola( e fortunatamente
la zona non mancava di lavoranti e braccianti),
quindi il forte bisogno determinò
un nuovo rifiorire dell'economia rurale,
fino ad allora disastrata dai lunghi periodi
bellici. Molte zone inselvatichite in
seguito alle guerre ed alle inondazioni
ad esse succedute furono bonificate e
rese di nuovo fertili. Gli Estensi ricompensarono
le famiglie investite decidendo la liberalizzazione
dal vincolo del "dazio e gabella"
nei commerci tra i vari feudi ferraresi.
TOMMASELLE
E fu così che terzo in ordine cronologico
sorse il nucleo che fu chiamato Tommaselle,
in onore di San Tommaso d'Aquino, al quale
nel XVII sec. Fu dedicato l'Oratorio privato
dei Marchesi Sarti. La chiesetta ancor
oggi rappresenta il luogo di aggregazione
della comunità gaibese ivi residente.
Il borgo nasce sulle rive dello scolo
Canalazzo, un antico ramo del Po che si
staccava a Ficarolo e proseguiva verso
nord-est. Naturalmente il villaggio è
di almeno un secolo più antico
rispetto all'Oratorio, e molto probabilmente
le prime case di contadini furono erette
nel 1500. I marchesi Sarti, dal XVI sec.
Proprietari di molti territori della zona,
fecero erigere un piccolo Oratorio privato
dedicato a San Tommaso e alla Beata Vergine
dell'Assunta. Nel 1734 l'Oratorio assunse
addirittura il titolo di Curaria, cioè
di piccola parrocchia dipendente dall'Arcipretale
di Ficarolo, per interessamento della
famiglia Barberini forse residente nel
borgo. Tuttavia la Curaria di Tommaselle
ebbe vita breve: infatti nel 1738 venne
consacrato parrocchia l'Oratorio privato
dei Marchesi Fiaschi, di nuova costruzione,
situato in una zona più centrale:
l'attuale Chiesa Arcipretale di San Giuseppe.
L'Oratorio delle Tommaselle è ancora
aperto al culto e vi si celebra a richiesta
e a cadenza settimanale nel periodo estivo.
Il campanile dell'Oratorio manca della
punta nella guglia, forse in seguito ad
un bombardamento nella I° guerra mondiale.
Alcuni anziani del paese asseriscono invece,
che le croce originale cadde insieme alla
guglia a causa di un fulmine alla fine
del 1800 durante uno spaventoso temporale.
All'interno dell'Oratorio si conserva
tutt'oggi un antico altare ligneo dorato
e policromato della Scuola Ferrarese del
1500.
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