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Veduta
dall'argine: ciò che rimane
della corte benedettina di San Lorenzo
(Archivio Comunale di Gaiba)
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Le
antiche mura, purtroppo pericolanti,
circondavano tutto il centro monasteriale,
che conteneva al suo interno anche
una piccola chiesa per le funzioni
dei frati
(Archivio Comunale di Gaiba).
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Le
pietre del soffitto, ancora perfettamente
incastrate, si sono mirabilmente
conservate
(Archivio Comunale di Gaiba)
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Le
colonne della stalla sono di puro
marmo di Carrara, preziosissime, ancora
intatte dopo tanti secoli
(Archivio Comunale di Gaiba)
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L'Oratorio
della Madonna del Latte era il luogo
della comunicazione religiosa tra
i frati e il popolo delle Caselle.
Fu dedicato alla Madonna del Latte
solo dal secolo scorso, in memoria
di un miracolo che, presumibilmente,
avvenne in soccorso di una madre che
supplicò Maria di disporre
di latte per il figlio neonato morente
(Archivio Comunale di Gaiba).
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Il
primo nucleo di Gaiba è sorto attorno
al Monastero di San Lorenzo:
le Caselle.
Sono infatti i frati Benedettini che si
incaricano della bonifica di queste terre,
attorno al XI sec., mandati dalle Abbazie
più grandi (come quelle di Pomposa
e Nonantola) a ricavare fertilità
e ricchezza dalla palude più profonda
e povera. Le vestigia dell'antichissimo
centro religioso restano ancora imponenti,
pur nel loro impietoso degrado, addossate
all'argine maestro nella località
che detiene ancora il none di Caselle,
ma che del centro abitato di allora non
conserva più nulla.
E' quindi evidente che il Monastero Benedettino
di Caselle è stato fondato almeno
un secolo prima della rotta di Ficarolo:
fu eretto presumibilmente su un polesine
di ampio raggio, controllava un territorio
sicuramente vasto ed abbastanza alto rispetto
alla palude circostante tanto da poter
divenire un vero e proprio "quartier
generale" della prima bonificazione
che il territorio gaibese abbia mai conosciuto
nella sua storia.
Nel 1151 avviene la rotta di Ficarolo:
il nuovo corso si inserisce proprio nel
mezzo dell'isola sulla quale stava il
Monastero, e a tutt'oggi scorre a pochi
metri dalle storiche mure del convento
Benedettino (imbrigliato, però
da un poderoso argine!). Si lasci al lettore
immaginare gli anni seguenti la catastrofica
rotta: più di due secoli di paziente
e intenso lavoro di risanamento cancellati
in un batter d'occhio e di nuovo tanta
fatica da impiegare. Solo la grande perizia
dei monaci Benedettini e la loro grande
devozione religiosa riuscirono a mettere
di nuovo in sesto la regione sconquassata
dalla calamità dell'alluvione.
I frati lavorarono queste terre ancora
per qualche secolo, almeno fino al 1700,
dopo aver subito numerose traversie e
passaggi di mano. Infatti, i territori
rivieraschi al Po furono sempre contesi
tra Venezia e Ferrara, e il Monastero
di San Lorenzo, alle Caselle passò
sotto la Giurisdizione prima dell'Abbazia
di Pomposa fino al 1476, poi passò
ai Benedettini di Padova fino al 1778,
per interessamento dei Duchi Ercole ed
Eleonora d'Este. Il Grande umanista Guarino
Guarini, nel descrivere il monastero di
San Lorenzo, raccontò anche di
un episodio, probabilmente più
leggendario che veritiero, il quale volle
ospite dei frati Benedettini di Caselle
l'Imperatore Ottone II il sanguinario
nell'anno 973, in uno dei suoi impegni
di riconquista dell'Italia Meridionale
all'epoca occupata dai bizantini. Già
nel 1574 si legge, in un atto di descrizione
dei fondi estensi, che la corte Benedettina
versava in pessime condizioni per quanto
riguardava la costruzione in muratura,
e che anche il numero dei frati impiegati
si era notevolmente ridotto. Dopo la restaurazione
seguita alla rivoluzione francese e alle
calate napoleoniche, scacciati gli ultimi
frati, il possedimento fu messo all'asta
e acquistato da privati, e oggi, ciò
che ne resta, si mostra imponente fantasma
del suo antico e perduto splendore.
All'interno del vasto fabbricato sono
conservate preziosissime colonne di puro
marmo di Carrara, ancora intatte dopo
tanti secoli. L'attiguo oratorio di San
Lorenzo era il luogo della comunicazione
religiosa tra i frati e il popolo delle
Caselle. Fu dedicato alla Madonna del
Latte solo dal secolo scorso, in memoria
di un miracolo che presumibilmente avvenne
in soccorso di una madre che supplicò
Maria di disporre di latte per il proprio
figlio neonato morente. Una leggenda locale
racconta di un misterioso tunnel sotterraneo
che avrebbe collegato il Monastero di
San Lorenzo al convento della Canova,
in via Argine Valle e sarebbe stato utilizzato
anche come luogo di sepoltura dei corpi
dei frati defunti, un po' alla stregua
di catacomba.
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