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Le caselle

Il primo nucleo di Gaiba è sorto attorno al Monastero di San Lorenzo: le Caselle.

Sono infatti i frati Benedettini che si incaricano della bonifica di queste terre, attorno al XI sec., mandati dalle Abbazie più grandi (come quelle di Pomposa e Nonantola) a ricavare fertilità e ricchezza dalla palude più profonda e povera. Le vestigia dell'antichissimo centro religioso restano ancora imponenti, pur nel loro impietoso degrado, addossate all'argine maestro nella località che detiene ancora il none di Caselle, ma che del centro abitato di allora non conserva più nulla.

E' quindi evidente che il Monastero Benedettino di Caselle è stato fondato almeno un secolo prima della rotta di Ficarolo: fu eretto presumibilmente su un polesine di ampio raggio, controllava un territorio sicuramente vasto ed abbastanza alto rispetto alla palude circostante tanto da poter divenire un vero e proprio "quartier generale" della prima bonificazione che il territorio gaibese abbia mai conosciuto nella sua storia.

Nel 1151 avviene la rotta di Ficarolo: il nuovo corso si inserisce proprio nel mezzo dell'isola sulla quale stava il Monastero, e a tutt'oggi scorre a pochi metri dalle storiche mure del convento Benedettino (imbrigliato, però da un poderoso argine!). Si lasci al lettore immaginare gli anni seguenti la catastrofica rotta: più di due secoli di paziente e intenso lavoro di risanamento cancellati in un batter d'occhio e di nuovo tanta fatica da impiegare. Solo la grande perizia dei monaci Benedettini e la loro grande devozione religiosa riuscirono a mettere di nuovo in sesto la regione sconquassata dalla calamità dell'alluvione. I frati lavorarono queste terre ancora per qualche secolo, almeno fino al 1700, dopo aver subito numerose traversie e passaggi di mano. Infatti, i territori rivieraschi al Po furono sempre contesi tra Venezia e Ferrara, e il Monastero di San Lorenzo, alle Caselle passò sotto la Giurisdizione prima dell'Abbazia di Pomposa fino al 1476, poi passò ai Benedettini di Padova fino al 1778, per interessamento dei Duchi Ercole ed Eleonora d'Este. Il Grande umanista Guarino Guarini, nel descrivere il monastero di San Lorenzo, raccontò anche di un episodio, probabilmente più leggendario che veritiero, il quale volle ospite dei frati Benedettini di Caselle l'Imperatore Ottone II il sanguinario nell'anno 973, in uno dei suoi impegni di riconquista dell'Italia Meridionale all'epoca occupata dai bizantini. Già nel 1574 si legge, in un atto di descrizione dei fondi estensi, che la corte Benedettina versava in pessime condizioni per quanto riguardava la costruzione in muratura, e che anche il numero dei frati impiegati si era notevolmente ridotto. Dopo la restaurazione seguita alla rivoluzione francese e alle calate napoleoniche, scacciati gli ultimi frati, il possedimento fu messo all'asta e acquistato da privati, e oggi, ciò che ne resta, si mostra imponente fantasma del suo antico e perduto splendore.

All'interno del vasto fabbricato sono conservate preziosissime colonne di puro marmo di Carrara, ancora intatte dopo tanti secoli. L'attiguo oratorio di San Lorenzo era il luogo della comunicazione religiosa tra i frati e il popolo delle Caselle. Fu dedicato alla Madonna del Latte solo dal secolo scorso, in memoria di un miracolo che presumibilmente avvenne in soccorso di una madre che supplicò Maria di disporre di latte per il proprio figlio neonato morente. Una leggenda locale racconta di un misterioso tunnel sotterraneo che avrebbe collegato il Monastero di San Lorenzo al convento della Canova, in via Argine Valle e sarebbe stato utilizzato anche come luogo di sepoltura dei corpi dei frati defunti, un po' alla stregua di catacomba.

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