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Scavi archeologici in Chiunsano

Tratto da "Archeologia Viva" (Maggio 1993)

Con la scoperta di una sepoltura ostrogota si è conclusa la terza campagna di scavo condotta da Hermann Bùsing, dell'Università di Bochum, nel territorio rivierasco del Po tra Gaiba e Ficarolo, in provincia di Rovigo. Nel 1990 le ricerche si erano concentrate in località La Vela, portando alla luce le tracce delle fondamenta di un'abitazione e altre testimonianze d'epoca romana. Nell'anno successivo alcune trincee di scavo eseguite nel fondo Chiesazza avevano permesso di individuare una necropoli databile al V - VI secolo d.C. e il recupero d'altre trenta sepolture.

Le conoscenze archeologiche dell'area rivierasca del Po, tra Ficarolo e Gaiba, fino a pochi anni fa erano circoscritte ai ritrovamenti di Chiunsano e ai corredi funebri delle tombe a cremazione a Bassantina. E forse oggi di più non si saprebbe, se non fosse entrato in gioco l'interesse di un appassionato locale che ha sensibilmente contribuito a prospettare un quadro, ben preciso e documentato, della distribuzione insediativa in età antica, offrendo anche elementi utili all'organizzazione di future ricerche. Si tratta di Carlo Palazzi, noto nella fascia rivierasca altopolesana per la sua particolare passione per l'archeologia. Di stimolo sono state anche le occasioni che gli venivano offerte dalle sue battute di caccia, quando nei periodi autunnali ed invernali percorreva i campi arati alla ricerca, più che di selvaggina, di frammenti di vasi, di monete, di tessere musive e quant'altro affiorasse in superficie a testimonianza di antiche presenze dell'uomo. Ma fra le molte tracce archeologiche recuperate, emergono certamente quelle di Chiunsano, per merito anche di quanto raccolto da un altro appassionato, Claudio Leis.

Chiunsano era già stato oggetto di ricerche agli inizi del secolo, quando nel 1904 vi furono eseguiti alcuni scavi che portarono alla luce resti di costruzioni, frammenti di vasi fittili e vetro, oggetti di bronzo e osso, oltre che numerose monete (da Vespasiano a Galerio Massimiano). Ma si deve giungere al 1968 per avere altre informazioni archeologiche, con la scoperta occasionale in località Bassantina (Ficarolo) di tre tombe a cremazione del tipo "a cassetta", riferibili al I secolo d.C.. Il loro corredo funebre era rappresentato da vasellame di vetro e terracotta, tra cui un elegante bicchiere fittile invetriato. Il luogo di Chiunsano ritornò nel 1982 ad essere interessato da scavi archeologici, quando per interventi agricoli furono individuate le prime tracce di una necropoli. Le ricerche portarono alla scoperta di trentuno tombe ad inumazione di epoca altomedievale, distribuite nel contesto di un'area insediativa romana. Ora si prospetta la necessità di una programmata ricerca, soprattutto alla luce di quanto Carlo Palazzi è riuscito ad inviduare in anni di continue ricognizioni, senza trascurare il fatto che la maggior concentrazione dei siti archeologici è distribuita lungo una secondaria via d'acqua ancora parzialmente "viva" che in cartografie storiche è ricordata con il nome di Chiunsano, dalla stessa località che fino ad oggi ha restituito, per l'area in esame, i materiali archeologici più significativi. E non deve essere sottovalutato il fatto che questa fascia rivierasca del Po, per quanto legata a complesse vicende idrografiche, offre elementi tali da confermare una particolare continuità insediativa che abbraccia un arco di tempo compreso tra il II secolo a.C. e il VI secolo d.C.

Il grande fondo di Chiunsano presenta a nord un campo di forma ovale circondato da fossatelli, un "gorgo", che spicca ben evidente all'interno della suddivione rettilinea dei terreni. Nel secolo scorso vi vennero raccolte molte monete, alcune delle quali d'argento e d'oro, ed altri oggetti e ancor oggi una grande quantità di cocci affiora sulle sua superficie. Qui, in corrispondenza del margine meridionale del "gorgo", è stata aperta una trincea e si è avuta l'opportunità di verificare le vecchie notizie con il ritrovamento di monete in bronzo. Nella parte settentrionale dello scavo di Chiunsano si sono rinvenuti i resti di un insediamento artigianale dove per un lungo tempo si lavorò il ferro. Scorie metalliche sono venute alla luce sopra e sotto le fondazioni degli ambienti di lavoro: concentrazioni di ceneri rosse ed i forni stessi stavano a diretto contatto dei muri. Si sono ritrovati molti frammenti di ceramica e vetro ed anche tre anfore conficcate nel terreno, private della parte superiore per servire da catini. Tutti i reperti indicano la prima metà del I secolo d.C. quale periodo di attività dell'officina. Molto più tardi, quando essa aveva cessato di esistere da almeno due secoli, vi vennero sepolti due individui, presso i quali abbiamo rinvenuto un piccolo bronzo, moneta spicciola della tarda antichità. Piccoli saggi praticati sotto il livello dei muri hanno concordemente mostrato come negli strati sedimentari di colore verdastro ricorrano continuamente frammenti di anfore, laterizi e ceramica, insieme ad ossa di grandi animali domestici come mucche e cavalli, che documentano un'intensa utilizzazione del dito da parte dei romani. Riguardo alla ceramica fine degli strati inferiori, ci ha colpito particolarmente la presenza di ceramica a vernice nera di età augustea, ultima imitazione dei modelli greco-etruschi. Il ritrovamento ha analogie con i risultati degli scavi del 1982: è evidente che l'insediamento nella zona venne preceduto da opere di innalzamento e spianamento nel tardo I secolo a.C. Il nuovo terreno così ottenuto fu dapprima utilizzato a scopi agricoli e poi come sede abitativa.

Accanto all'officina si estendeva un cortile o uno spiazzo lungo 10 m. in leggera discesa verso sud, il cui piano di calpestio era costituito da una massicciata di frammenti di tegole, anfore e ossa di animali, all'interno della quale si trovavano sparse numerose monete di bronzo emesse da Augusto e da Tiberio, aghi d'osso da cucito e da ornamento, ganci ed altri oggetti. Nella parte meridionale dello scalo sono emersi i reperti più sorprendenti. Dapprima è stata trovata sotto un mucchio di tegole in caduta una piccola stadera di bronzo completa di peso di piombo, catenina e ganci, di un tipo molto diffuso a Pompei tra I e II secolo d.C. Parallelamente all'odierno scavo scorreva anche nell'antichità una canaletta, che si interrava continuamente e che alla fine venne sostituita da una in muratura. Quest'ultima era rivestita di un intonaco rossiccio, in cui erano inserite tessere musive bianche e nere. Ci si è poi imbattuti in una piccola anfora integra contenuta in una più grande con la parte superiore tagliata: la prima ipotesi, che si trattasse dei resti di una sepoltura, non trova conferma; comunque, sul fondo dell'anfora maggiore giacevano quattro monete di Tiberio.

Tratto da "RELAZIONE SUGLI SCAVI Di Ficarolo/Gaiba" (Estate 1996)

1. Organizzazione ed esposizione

Gli scavi in località Chiunsano si sono tenuti, quest'anno, nel periodo compreso tra il 22 luglio ed il 31 agosto. Il permesso di scavo da parte del Ministero per i Beni Culturali è datato 26 Giugno 1996 e quello del proprietario del terreno 20 Aprile 1996. La campagna di scavo è stata possibile solamente grazie ad un intervento della Fondazione Alfried Krupp von Bohlen und Halbach. Ai lavori diretti dal Prof. Dr. Hermann Bùsing (scavi) e dalla Dr.essa Andrea Bùsing-Kolbe (reperti), hanno partecipato, per ognuno dei due turni, 12 studenti dell'Università di Bochum e una studentessa di Lipsia. Inoltre sono intervenuti volontari di Rovigo, Salara ed altre località.

2. Scavi

La sezione di 200 metri quadrati è localizzabile tra le aree ispezionate negli anni 1992 e 1995; in questa zona le misurazioni geomagnetiche del Dr. Sandro Veronese avevano evidenziato diverse anomalie. Durante gli scavi tali anomalie si sono rivelate come focolari. Tali irregolarità sono riconducibili all'epoca precedente l'edificazione della struttura abitativa che veniva alla luce in quei giorni, nella zona a Nord: una sala di circa 5 metri per 3 che, a settentrione e meridione, è accompagnata da un'ala. Nell'ala settentrionale è stata rinvenuta una grande pietra di trachite, posta su uno zoccolo murato di circa 50 centimetri. Le anfore spaccate, ad ovest, dimostrano che l'edificio termina con il muro occidentale riportato che l'edificio termina con il muro occidentale riportato alla luce. Il muro orientale continua sull'ala settentrionale e prosegue in direzione Nord e viene, in parte, coperto da una superficie impermeabile in cocciopesto, sul quale si sono mantenute due colonne ipocauste, tipiche di un bagno romano. Tale piastra dimostra che ci troviamo in una abitazione. Nel 1992 portammo alla luce una zona adibita ad officine, nel 1995 parte di un magazzino, senza sapere dove localizzare l'area della signorile villa rustica. Con gli scavi del 1996 si sono rivelate le strutture di tale edificio. Ciò è supportato dall'inizio di una serie di colonne nella sezione meridionale degli scavi , le quali si dispongono, da occidente ad oriente, ad una distanza assiale di 3 metri e 20 centimetri e si dispongono, relativamente al muro orientale, ad angolo retto. Le colonne sono di mattoni modellati: di esse si sono salvati tre strati. Sorprendentemente, nella seconda e terza colonna, c'è stato un intervento riparativo e s'è usato uno scapo quadrato. Di tale scapo sono rimasti due strati. Tra la seconda e la terza colonna, al livello dello scapo quadrato, sono state rinvenute due coppe Aco, riferibili al periodo di Augusto o Tiberio: inizi, perciò, del primo secolo d.C.

3. Risultati

Diversi muri mostrano segni d'intervento dopo danni causati da alluvioni. I muri settentrionali sono maggiormente sprofondati nel terreno molle ed instabile. Nel momento dell'intervento s'è agito costruendo nuove fondamenta sui muri sprofondati e, in quattro posti, s'è ricorso a contraffissi, senza rinforzare direttamente la costruzione o la base delle fondamenta. Quando si costruì la piastra impermeabile del bagno il lastricato era già sprofondato, da nord a sud, di mezzo metro. Probabilmente la piastra ricoprì il selciato: essa è stata tagliata e preparato un nuovo orlo/bordo sul cocciopesto. Tali danni sono di estremo interesse per la vita nella regione alluvionale del Po, ciò dimostra lo scontro continuo con le forze naturali. Nell'attuale campagna di continuo con le forze naturali. Nell'attuale campagna di scavo le testimonianze di tali catastrofi sono registrabili nello spazio-tempo, molto esiguo, della durata di due generazioni. Tutti i piccoli reperti ed i tipi di ceramica, comprese le anfore, appartengono al primo secolo a.C. e alla prima metà del primo d.C. Tra le 33 monete, almeno 5 sono del periodo repubblicano. Al di fuori del selciato appena nominato ed appartenente ad una precedente fase edificatoria e la piastra impermeabile del bagno (riferibile ad una fase edile successiva), non sono venuti alla luce in questa campagna di scavi, pavimenti o livelli camminativi. Caratteristica è la situazione nella sezione relativa alla sequenza delle colonne: le colonne furono poste ed innalzate, con o senza piattaforma, direttamente sul terreno argilloso; tra le colonne non c'era una pavimentazione consolidata o rafforzata, solamente argilla. Lo stesso deve essere stato per il livello camminativo negli spazi interni: ciò è deducibile dal fatto che i muri ci sono arrivati per un'altezza che arriva a tre strati. Nelle vicinanze nella prima colonna, dove si sono rinvenuti diversi focolari, tali camini sono all'altezza dello spigolo inferiore della piattaforma. Altri focolari, soprattutto la grande piastra di terra nell'ala meridionale ed il forno a cupola nell'ala settentrionale, appartengono al periodo precedente l'edificazione dell'abitazione e dimostrano che la zona era già utilizzata. In diversi posti abbiamo scavato sotto i muri, sino a un metro al di sotto del livello di scavo, senza imbatterci in costruzioni precedenti. D'altra parte diverso materiale da costruzione (ad eccezione dei mattoni per le colonne e le colonne ipocauste) viene riutilizzato e preso da costruzioni più antiche. Perciò a Chiunsano, deve esserci ancora una località con un'antica o originaria costruzione, edificata con nuovo materiale. Nell'ultima campagna di scavo non ci sono stati spettacolari ritrovamenti, come fu il caso della Dama di Ficarolo nell'anno 1992. Interessante è, però, il gruppo di vasellame in ceramica nera augustea che ripropone o copia la ceramica greco-campana del quinto e quarto secolo a.C., un genere che non si trova spesso. Come nelle campagne precedenti il ritrovamento di molto vasellame difettoso rimanda ad una fabbrica ubicata nelle vicinanze.

Le numerose coppe del tipo Sarius, alcune coppe Aco e vetro colorato dimostrano la richezza dell'antico proprietario nel periodo augusteo. I reperti più belli dello scavo sono una quasi completa anforetta di terra sigillata (altezza 19 cm-larghezza 19 cm), una piccola lampada sferica di bronzo e bellissime immagini di/su lampade romane di ceramica.

LA DAMA DI CHIUSANO
Assolutamente sensazionale è risultato il ritrovamento di quel 2 settembre 1991, penultimo giorno della terza campagna di scavi condotta da Hermann Bùsing, dell'Università di Bochum, nel territorio rivierasco del Po tra Gaiba e Ficarolo, in provincia di Rovigo. Deposto sulla massicciata romana stava lo scheletro intatto di una donna risalente all'epoca delle invasioni barbariche e databile intorno al 500 d.c., con ricchi gioielli d'argento, anche dorato.

Alla mano sinistra portava un anello con granati almandini, all'avambraccio sinistro un'armilla d'argento e tra i capelli un lungo spillone. Non sono stati trovati nella loro posizione originale gli ornamenti della veste, cioè la bella fibbia da cintura e la fibula: la prima, decorata da nove granati almandini e dorata, stava presso il ginocchio sinistro, la seconda tra i piedi. Questo fa pensare ad una parziale spoliazione della salma poco tempo dopo la sepoltura.

La "dama di Chiunsano" era un'ostrogota, i cui gioielli furono in parte apprestati ancor prima della sua migrazione verso l'Italia. Del popolo di Teodorico il Grande, che arrivò in Italia con centomila uomini nell'anno 489, sono state finora rinvenute meno di cinquanta sepolture femminili (gli uomini venivano invece deposti senza corredo e sono riconoscibili come ostrogoti solo per la vicinanza con tombe femminili, oppure per mezzo di analisi antropologiche). Quindi non è solo l'eccezionale eleganza dei gioielli, ma anche e soprattutto la grande rarità di ritrovamenti simili che conferiscono alla sepoltura un posto di rango nella storia del Polesine. Si tratta infatti della prima tomba barbarica di questa provincia. Nulla, prima dello scavo, faceva presumere un rinvenimento così clamoroso, del tutto inaspettato per gli scavatori stessi, anche se si deve osservare che il sepolcreto di Chiesazza, distante poche centinaia di metri, appartiene alla stessa epoca della "dama di Chiunsano". Se si trattasse di uomini della medesima stirpe oppure di autoctoni lo potranno dire solo ricerche antropologiche. Nel frattempo è emerso che un impugnatura di coltello, di osso intagliato, con l'iscrizione "VIVAS IN D[EO]" rinvenuta anni fa su un campo di Chiunsano, appartiene al medesimo contesto storico.

I saggi archeologici nei comuni di Ficarolo e Gaiba nelle prime campagne hanno già aperto ampi squarci sulla storia insediativa della zona e dimostrano l'esistenza di una continuità di vita dall'età romana all'alto Medioevo: per gli uomini del sepolcreto di Chiesazza gli strati romani erano raggiungibili, se non altro, come terreno di riempimento; quanto alla "dama di Chiunsano", giaceva direttamente sulla massicciata augustea. Forse nelle prossime campagne si riuscirà a portare alla luce la parte abitativa dell'insediamento romano, a cui apparteneva l'officina, e quindi a chiarire come gli invasori ostrogoti si fossero acquartierati nelle ville rustiche romane del Polesine. I ritrovamenti di superficie sparsi per il territorio fanno infatti intendere che in questo comprensorio altopolesano non esistesse in età romana un centro urbano, bensì singole ville dotate di impianti produttivi, dalle quali alcune dovevano essere ancora abitabili all'arrivo degli Ostrogoti.

Hermann Bùsing Simonetta Bonomi Raffaele Peretto

Tratto da "Archeologia Viva" del Maggio 1993

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